Operatori sanitarie e COVID19: si può parlare di post-traumatic stress disorder (PTSD)?

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Il 23 marzo 2020 è stato pubblicato uno studio intitolato Factors Associated With Mental Health Outcomes Among Health Care Workers Exposed to Coronavirus Disease 2019, che ha indagato gli effetti della pandemia di Covid-19 su 1.257 operatori sanitari cinesi.

Le analisi condotte in Cina mostrano che gli operatori sanitari direttamente coinvolti nella pandemia a Whuan e nella provincia di Hubei sono stati esposti a livelli elevati di eventi stressanti o traumatici e presentano sintomi legati allo stress, alla depressione, all’ansia e all’insonnia.

I questionari somministrati (PHQ-9, GAD-7, ISI e IES-R) hanno rilevato la presenza di sintomi depressivi (50,4% dei soggetti), ansia (44,6%), insonnia (34,0%) e stress (71,5%).

Il 22 aprile è stata pubblicata sulla rivista Medrxiv, una ricerca che valuta gli effetti della crisi sulla salute mentale degli operatori sanitari in Italia. Si tratta dello “studio gemello” di quello condotto dall’Università dell’Aquila e Territori aperti, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata.

Dallo studio, che ha preso in esame un totale di 1.379 operatori sanitari è emerso che il 49.38% del campione mostrava sintomi “spia” di stress post-traumatico. Oltre il 24% di loro aveva sintomi di depressione, quasi il 20% soffre di ansia, il 22% di stress e l’8% soffre di insonnia.

Per quanto riguarda stress post-traumatico e depressione grave le percentuali sono decisamente più importanti rispetto a quelle riscontrate nella popolazione generale (del 37 e del 17% rispettivamente).

Medici di medicina generale che hanno risposto al questionario presentano maggiormente sintomi da stress post traumatico, mentre gli infermieri e gli assistenti sanitari sembrano soffrire di più di insonnia grave. L’esposizione al contagio è stata associata ad un maggior rischio di depressione.

Tutti dati in linea con i precedenti rapporti provenienti dalla Cina.

Come intervenire? Servono cura e prevenzione. Rodolfo Rossi, assegnista di ricerca all’Università Tor Vergata di Roma e primo autore dello studio, sostiene che sarebbe quindi importante “assumere rinforzi per diluire il carico emotivo e di lavoro” e in termini di cura si potrebbe ricorrere a “sportelli di ascolto, percorsi diagnostico terapeutici dedicati e campagne antistigma”. Le forme di terapia possibile sono varie, dalla consulenza alla psicoterapia.

Inoltre sono state messe in campo alcune iniziative a livello nazionale sia da parte del Consiglio Ordine Nazionale degli Psicologi (Cnop) sia da parte di scuole di specializzazione in psicoterapia (es. le sedi di Studi Cognitivi Modena  e San Benedetto del Tronto), studi clinici (es. lo Studio Clinico San Giorgio), centri clinici (es. il CIP di Modena, il CIP di Milano Navigli, associazioni e società di psicologia e psicoterapia di ogni orientamento, per offrire un servizio di ascolto gratuito a medici, infermieri e personale sanitario.

 

Per saperne di più:

Impact of coronavirus syndromes on physical and mental health of health care workers: Systematic review and meta-analysis.

Salazar de Pablo G, Vaquerizo-Serrano J, Catalan A, Arango C, Moreno C, Ferre F, Shin JI, Sullivan S, Brondino N, Solmi M, Fusar-Poli P.

J Affect Disord. 2020 Jun 25;275:48-57. doi: 10.1016/j.jad.2020.06.022. [Epub ahead of print] Review.

The psychological and mental impact of coronavirus disease 2019 (COVID-19) on medical staff and general public – A systematic review and meta-analysis.

Luo M, Guo L, Yu M, Jiang W, Wang H.

Psychiatry Res. 2020 Jun 7;291:113190. doi: 10.1016/j.psychres.2020.113190. [Epub ahead of print] Review.

Experiences of Home Health Care Workers in New York City During the Coronavirus Disease 2019 Pandemic. A Qualitative Analysis

Sterling M.R, Tseng E, Poon A, et al

JAMA Intern Med. Published online August 4, 2020. doi:10.1001/jamainternmed.2020.3930