Lo Smart Working e il diritto di rispondere domani

Gli smart worker in Italia sono oggi quasi 7 milioni, nel 2019 erano circa 570.000.
L’impatto del Covid-19 ha più che decuplicato il lavoro da remoto, che riguarda soprattutto le grandi imprese, 2,11 milioni di persone, le PMI (1,13 milioni), la Pubblica Amministrazione, 1,85 milioni, e le microimprese sotto i dieci addetti, 1,5 milioni.
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, che evidenzia inoltre come il 51% delle grandi imprese riprogetterà gli spazi di lavoro con il new normal, la fine dell’emergenza. Quando mai arriverà.

Indietro non si torna, si lavora da casa, e si lavora decisamente di più.

Uno studio della Harvard Business School e della New York University, su oltre tre milioni di lavoratori in 16 città del mondo, fra cui Roma e Milano, ha dimostrato che ogni utente coinvolto dalla ricerca ha lavorato 48,5 minuti in più ogni giorno da quando è in smart working, con una media di +8,2% sul monte ore, mentre lo scambio di email al di fuori dell’orario di lavoro è cresciuto dell’8%.

Non solo giornate più lunghe, quindi, ma anche una maggior ingerenza del lavoro nei tempi e negli spazi del privato. E il tema di come tutelare i lavoratori rispetto a questa invasione, il diritto alla disconnessione, è quindi improvvisamente diventato prioritario.

Il problema non è tanto la mail ricevuta alle 8 di sera da parte del capo alla quale dovremmo rispondere. Ma sono le ripercussioni di una nostra mancata risposta, per questo motivo è importante il riconoscimento del diritto alla disconnessione” ha spiegato la prof.ssa Rosita Zucaro, giuslavorista esperta del tema, docente e coordinatrice del Master in Management del welfare presso l’Università Ca’ Foscari Venezia in una recente intervista.

Il lavoratore deve essere protetto da una potenziale perenne connessione: è necessario cioè individuare strumenti e modalità, con i quali lo smart worker possa interrompere i contatti, senza che ciò comporti conseguenze sul piano retributivo e/o incida sul corretto adempimento della prestazione, con conseguenti sanzioni disciplinari.

 

Il 21 gennaio 2021 il Parlamento europeo ha approvato una Risoluzione con raccomandazioni alla Commissione sul diritto alla disconnessione. Il Parlamento UE, consapevole che “non esiste una normativa specifica dell’Unione sul diritto dei lavoratori alla disconnessione dagli strumenti digitali” e “considerando che la digitalizzazione e l’utilizzo adeguato degli strumenti digitali hanno portato numerosi vantaggi e benefici economici e sociali ai datori di lavoro e ai lavoratori”, chiede dei limiti alla cultura del “sempre connesso”, “sempre online” o “costantemente di guardia”.

La risoluzione approvata potrebbe presto tradursi in leggi per tutelare il tempo libero dei dipendenti, il diritto a un compenso adeguato alle condizioni e a meccanismi per rafforzare e proteggere i lavoratori. La parola ora spetta alla Commissione e agli Stati Membri.

F.G.