Fuga degli infermieri all’estero nonostante tutto

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Perché gli infermieri italiani continuano ad emigrare all’estero?

In Germania mancano infermieri perché in una nazione con l’industria al primo posto (solo nella zona di Erlangen ci sono le sedi di: Siemens, Continental, Adidas e Puma), che riesce ad assorbire nel mondo del lavoro oltre l’80% dei giovani è difficile che molti scelgano di diventare infermiere. Non è sufficiente nemmeno la retribuzione del percorso formativo garantita per gli studenti infermieri (700/900 € il primo anno) a rendere appetibile il lavoro di infermiere.

In Germania il percorso formativo non è universitario, si diventa infermieri accedendo alla scuola di formazione professionale – Ausbildung – della durata di 3 anni accessibile già a partire dai 16 anni. L’ammissione è sostanzialmente libera (avviene previo colloquio, che valuta i voti scolastici e che influenza la decisione della scuola sull’eventuale accesso, essendo i posti a numero limitato), esiste una propedeuticità severa e uno sbarramento che non è proprio quello a cui siamo abituati in Italia (se per 2 volte non si supera un esame, viene chiesto allo studente di cambiare, impedendogli di proseguire il percorso o meglio se vorrà, dovrà ripetere nuovamente l’anno di formazione).

Tutto questo, però, viene retribuito; quindi i giovani in Germania hanno la possibilità di diventare indipendenti in fretta, qualunque sia la scelta che faranno per il loro futuro lavorativo. A parità di stipendio, cosa scegliereste? Fabbrica, con festivi e notti praticamente sempre a casa, oppure ospedale, con festivi e notti quasi sempre al lavoro ed enormi responsabilità?

Nel Regno Unito esiste un’’enorme carenza di personale (i tabloid parlano di 40.000 unità) e quindi la decisione dell’NMC di ricedere i requisiti minimi per superare il test di Inglese OET, necessario per iscriversi all’albo professionale degli infermieri in UK, abbassando il punteggio minimo a C+ e non più B. Così come di pari passo è stato precedentemente abbassato il punteggio minimo richiesto nello scritto dell’IELTS a 6.5 (e non più 7).

Germania e Regno Unito – sottolinea Antonio De Palma, presidente del sindacato infermieri italiani Nursing Up – ci portano via, ogni settimana, ogni mese, decine di giovani valenti colleghi o forse sarebbe meglio dire che aspirano legittimamente ad inserire nei loro organici le nostre professionalità infermieristiche, tra le più ambite in Europa. Diciamo pure – continua De Palma – che non ci vuole molto a convincere un giovane infermiere a decidere di cambiare la sua prospettiva professionale. Sarebbe il caso però di chiedersi, ‘nelle stanze del potere’, quali sono le ragioni di questa ‘emorragia’ che non sembra destinata ad arrestarsi”.

“E’ notizia di qualche giorno fa – continua il leader del Nursing Up – della succulenta offerta di lavoro di un noto complesso ospedaliero di Monchengladbach, il Maria Hillf, che da qualche anno vanta già una piccola comunità di infermieri italiani al suo attivo”. Non è difficile capire perché. “I motivi sono semplici, e quello del Maria Hillf sembra solo un caso come tanti: stipendio a tempo indeterminato di 2900 euro lordi al mese, di norma più di 2000 euro netti, quando un infermiere italiano appena assunto guadagna, in media, tra i 1150 e i 1250 euro. Ma vi è di più: tirocinio linguistico addirittura retribuito con alloggio a 1200 euro al mese, nessun obbligo di conoscenza della lingua tedesca all’inizio“.

E non è tutto: “Ti pagano la formazione, ti permettono di ambientarti e di mettere a frutto le tue capacità, ti permettono di crescere. E poi si parla di condizioni lavorative che in Italia sembrano una chimera: aggiornamento professionale costante durante l’anno, immaginiamo quindi formazione interna pagata dall’azienda, e poi iniziative collaterali gratificanti dal punto di vista umano, premi produttività, mensa di qualità e a basso costo, possibilità di  svolgere attività sportive. Insomma valorizzazione dell’aspetto professionale ma non solo. Non sarà forse tutto oro quello che luccica – riflette De Palma – ma vista la situazione della sanità italiana, ci mettiamo nei panni di un giovane trentenne, infermiere già con una buona esperienza: leggendo questa proposta ci vuole poco a convincersi a preparare i bagagli”. Da qui un appello al ministro della Salute Roberto Speranza e il viceministro Pierpaolo Sileri a dare una risposta agli infermieri italiani.

In Italia ci sono 39 medici ogni 10mila residenti, un numero sensibilmente inferiore a quello della Germania, che ne conta 42,5. Ma è persino più sfavorevole il confronto con il personale infermieristico: 58 per 10mila residenti contro 129 in Germania. Le retribuzioni degli infermieri non subiscono grosse e sostanziali variazioni da anni. Quelli che lavorano nel pubblico partono, a inizio carriera, da uno stipendio di circa 1.150 euro netti. Nel corso della carriera la retribuzione aumenta di poco a seconda dell’età e delle mansioni più o meno rischiose. Lo stipendio medio di un infermiere che lavora nel pubblico, a metà carriera e tarato su una media di indennità corrisposte, è di 1.410 euro netti al mese. Si avvicinano ai 2.000 euro solo gli infermieri più anziani, facendo i caposala dei reparti dove è richiesto un certo tipo di specializzazione. In Germania e Regno Unito lo stipendio medio è di circa 2.500 euro, 1.000 in più rispetto all’Italia, la media europea si attesta intorno ai 1.900 euro.