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>> Legge 5 febbraio 1992, n. 104

Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Pubblicata in G. U. 17 febbraio 1992, n. 39, S.O.


Calcolo indennità da corrispondere

Possibilità di comulare il godimento del permesso mensile

Richiesta Articolo 3 comma 3: domanda di aggravamento

Se alcune patologie non vengono prese in considerazione dalla commissione, che fare?

Rapporto fra godimento dei permessi ex legge 104/92 e le esigenze aziendali

Revisione dei provvedimenti definitivi sull’invalidità/disabilità

Possibile ottenere la connotazione di gravità “comma3”?

Indennità concessa quando si era minorenni, al passaggio nella maggiore età è mantenuta?


 


Calcolo indennità da corrispondere

DOMANDA:
Usufruisco nei mesi di vacanze scolastiche di periodi di congedo straordinario come da L.104 per mio figlio minorenne con H. grave. Ho una discussione aperta con il mio datore di lavoro per il calcolo dell’indennità da corrispondermi. Ques’ultimo pur calcolandomi l’indennità giornaliera da corrispondermi come da circolare inps (ultima retribuzione x 12 /365 + indennità vaie e rateo tredicesima) in busta paga mi considera come giorni da retribuire i soliti 26 gionri lavorativi e non i 31 (x agosto) di congedo. Mi può aiutare a chiarire la cosa?

RISPOSTA:
L’'indennità per il congedo straordinario viene corrisposta nella misura dell'ultima retribuzione percepita che precede il congedo (comprensiva del rateo per tredicesima mensilità, altre mensilità aggiuntive, gratifiche, indennità, premi ecc.).
Nel caso di contratti di lavoro a tempo pieno, la retribuzione del mese preso a riferimento va moltiplicata per 12 e divisa per 365 giorni (366 se le assenze cadono in un anno bisestile), con un limite giornaliero che è rapportato al limite annuo previsto per legge. In altre parole, per rispondere al suo quesito, il riferimento legislativo è “ai giorni di calendario” e “ai giorni del mese”, ossia 31 giorni per il mese di agosto.


 

Possibilità di comulare il godimento del permesso mensile

DOMANDA:
Sono in possesso della 104/93 per me stessa ed ora mia madre è stata riconosciuta invalida al 100/100.
Mi chiedo dunque se posso cumulare le due cose per dare assistenza anche a lei e quindi richiedere alla mia azienda 3 gg. al mese e 2 ore al giorno.

RISPOSTA:
La circolare INPS n. 53 del 29 Aprile 2008 recita: "Si ritiene che il lavoratore con disabilità grave, che già beneficia dei permessi ex lege 104/92 per se stesso, possa anche cumulare il godimento dei tre giorni di permesso mensile per assistere un proprio familiare con handicap grave, senza che debba essere acquisito alcun parere medico legale sulla capacità del lavoratore di soddisfare le necessità assistenziali del familiare anch'esso in condizioni di disabilità grave". In definitiva, l’INPS, interpretando la ratio legislativa, riconosce al lavoratore disabile la possibilità di cumulare i permessi per sé con i permessi per assistere altro familiare disabile. Sottolineo solo l’importanza di verificare che la dichiarazione di invalidità 100% includa anche quella di handicap grave ai sensi della l.n. 104/1992.

   
Richiesta Articolo 3 comma 3: domanda di aggravamento

DOMANDA:
Sono disabile con una percentuale di invalidità del 76% principalmente dovuta alla paralisi dell'arto superiore sinistro dominante, inoltre sono soggetto secondo la legge 104 con ARTICOLO 3 COMMA 1: E' persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
quindi non ritenuto caso di gravità articolo 3 comma 3:
Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.
Dopo tanti anni di disabilità (eta 40 anni) cominciò a subire problemi dovuti dall'uso esclusivo del braccio destro,sia al braccio destro infatti secondo uno specialista ho la sindrome del gomito del tennista, varie ernie alla colonna vertebrale alla base del collo, oltre ad avere una colonna vertebrale non lineare a causa di essere sottoposta a continui sforzi solo dal lato destro del corpo.
Non sono autonomo al 100 % sia nel'ambito familiare sia nell'ambito sociale e lavorativo ed anno dopo anno tale autonomia diminuisce a causa dell'aumento dei problemi di cui sopra. Una persona con tali caratteristiche puo pensare di sottoporre la propria questione per avere il articolo 3 comma 3 stato di gravità ? Tale stato di gravità è principalmente legato alla percentuale di disabilità o e a discrezione della commissione esaminatrice?
ARTICOLO 3 COMMA 3: Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

RISPOSTA: Nel caso in cui una persona già dichiarata invalida o in stato di handicap presenti un peggioramento delle proprie condizioni di salute, può presentare all’INPS la domanda di aggravamento al fine di veder rivalutato il proprio stato e grado di invalidità civile/handicap. La valutazione tecnica e l’accoglimento o meno della richiesta di aggravamento saranno affidate a Commissioni mediche apposite, con un iter in tutto simile a quello che si svolge in caso di prima domanda di accertamento dell’invalidità o dell’handicap. Ricordare infine che il parere della Commissione medica, se negativo per il richiedente, potrà essere portato al vaglio dell’Autorità giudiziaria.
 

Se alcune patologie non vengono prese in considerazione dalla commissione, che fare?

DOMANDA: Mia figlia ha fatto la richiesta per l’invalidità civile e la 104. E’ stata sottoposta alla visita per l’invalidità civile con un riconoscimento del 30%. La commissione non ha preso in considerazione alcune patologie, qualcuna perché non certificata da un ente pubblico e le altre non si conosce il motivo.
Le chiedo, per la visita della 104, le potranno essere riconosciute le patologie trascurate e può consegnare i documenti certificati da un ente pubblico? Questa seconda visita può influire sulla percentuale della prima richiesta?

RISPOSTA: Per evitare che la prima valutazione possa in qualche modo inficiare la seconda, il consiglio primo è quello di consultare un legale e valutare attentamente l’opportunità di contestare la stima fin qui svolta dalle commissioni mediche. Si accerti quindi con un avvocato di fiducia che il verbale notificato sia un atto impugnabile (cioè un verbale definitivo contro cui poter opporre ricorso) e che non siano trascorsi i termini utili (6 mesi) ed esamini con lui la documentazione medica: questi saprà consigliarle se è il caso di attendere il proseguo dell’iter di riconoscimento dell’handicap, oppure procedere subito ad un atto giudiziario contro il primo referto.


 
Rapporto fra godimento dei permessi ex legge 104/92 e le esigenze aziendali

DOMANDA: Ho appena ricevuto la copia della bozza di rinnovo del CCNL per le aziende grafiche, l'articolo 33 mi sembra che sia assolutamente discordante con quanto stabilito dalla Legge 104. Avrei urgentemente bisogno di un parere e di un consiglio pratico, a chi mi posso rivolgere per cercare di contrastare in qualche modo l'eventuale abuso? ecco l'articolo sulla bozza di contratto: ART. 33 - PARTE PRIMA - PERMESSI EX ART. 33 DELLA LEGGE 104/92 Al fine di contemperare il diritto alla assistenza da parte del disabile con le necessità organizzative dell'impresa, i permessi finalizzati ad un utilizzo programmabile devono essere comunicati trimestralmente così che possano essere anche evitati concentramenti di richieste nelle stesse giornate. Salvo casi di comprovata indifferibilità ed urgenza la modifica del giorno di fruizione deve essere comunicata con un preavviso minimo di tre giorni lavorativi. Il datore di lavoro, ove sussistano motivate esigenze tecniche, organizzative e produttive, che comunica al lavoratore, può differire la fruizione dei permessi rispettando il limite temporale del mese di riferimento, fatte comunque salve le situazioni in cui le comprovate ragioni del lavoratore abbiano carattere di assoluta indifferibilità ed urgenza. 1. Ho preso più di qualche giorno di 104 a seguito di crisi di asma notturna di mio figlio... come posso sapere 3 mesi prima, o anche solo 3 giorni se succederà ancora? 2. Se ho una visita programmata per il giorno x, il datore di lavoro mi può dire no, nel giorno x no, vai nel giorno y... come se con il nostro sistema sanitario sia così facile spostare una visita a piacere del tuo principale... 3. Comprovate ragioni significa che tutte le volte devo portare una giustificazione scritta a prova di quello che ho fatto quel giorno? E se rimango con mio figlio solo perché lui quel giorno è agitato e ha necessità che io sia accanto a lui? Un certificato medico che non sia di malattia "si paga". Così diamo ai medici metà dell'assegno di invalidità.

RISPOSTA: Sul rapporto fra godimento dei permessi ex lege 104/92 e le esigenze aziendali, rinvio ad una precedente risposta data ad altro utente e che qui riporto per sommi capi: non esiste legge nazionale specifica in merito al preavviso da concedere al datore di lavoro rispetto alla fruizione permessi lavorativi derivanti dall’articolo 33 della Legge 104/1992. Si parla in genere di comunicazione “in tempo utile” e di “giusto contemperamento” delle necessità del lavoratore e quelle tecnico-organizzative dell’azienda: espressioni che spesso, perché vaghe, hanno portato a contenzioso fra lavoratore e datore di lavoro. La regola aziendale dovrà comunque essere adeguata alle specifiche esigenze del lavoratore che assiste il disabile e, di massima, dovrà prevalere l’esigenza di tutela ed assistenza del portatore di handicap. Va in aggiunta precisato che i contratti Collettivi, nella gerarchia delle fonti del diritto, sono subordinati sia alla Costituzione che alla Legge Ordinaria, e non possono perciò essere peggiorativi rispetto ai diritti riconosciuti al lavoratore da quelle fonti. In conclusione, fra più fonti regolatrici del rapporto di lavoro, dovrà prevalere quella più favorevole al lavoratore.


  

Revisione dei provvedimenti definitivi sull’invalidità/disabilità

DOMANDA:
Sono stata colpita da una trombosi con la conseguenza di perdita totale dell' occhio sinistro. A questo sono susseguiti tutta una serie di disagi economici ma anche depressivi. Visto la gravità del problema e l'urgenza, il medico curante ha preparato subito la richiesta di invalidità e disabilità. Al termine della trafila mi è stato riconosciuto il 36% di invalidità e bocciata la domanda per la 104.
E' vero dunque, come riferitomi dal patronato, che se voglio fare ricorso l'unica strada percorribile per tentare di vedermi riconosciuta la 104, è quella di fare un ricorso in causa con un avvocato?


RISPOSTA:
Quanto riferitole dal patronato è corretto: la revisione dei provvedimenti definitivi sull’invalidità/disabilità e di quelli riferiti a tutte le garanzie connesse è affidata al Tribunale e va richiesta con apposito ricorso, mediante assistenza di un legale. Osservo che l’accertamento dell’handicap presuppone analisi di stampo medico-giuridico sul cui esito non è possibile dare anticipazioni in via astratta (secondo l’art. 3 l. n. 104/1992 “è persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione” – il che implica un esame approfondito del caso specifico). Si rivolga quindi, quanto prima, ad un avvocato di fiducia per l’esame dei presupposti effettivi di un’eventuale azione giudiziaria volta ad indagare la sussistenza dell’handicap ai sensi della l. n. 104/92. Faccia attenzione al rispetto del termine di prescrizione dell’impugnativa (6 mesi dalla data di comunicazione del provvedimento)

 

Possibile ottenere la connotazione di gravità “comma3”?


DOMANDA:
Sono focomelico da un arto, invalido al 75 % e ho già la 104 con connotazione di non gravità. Nessun altra patologia se non mal di schiena che si presenta sempre più spesso.
Secondo la sua esperienza potrei (o, come potrei?) riuscire ad ottenere la connotazione di gravità “comma3”? Il mio scopo è avere le 2 ore di permesso lavorativo in quanto piscina e fisioterapia mi portano via parecchio tempo e devo spesso saltarle.

Nel corso degli ultimi anni (ne ho 31) ho sempre più problemi di schiena dovuti appunto alla non cura del fisico

2) Risarcimento Talidomide

Come certamente sa lo Stato ha promosso un risarcimenti per le persone affette da tale patologie nei nati dal 59 al 65.

Sono fuori da tale risarcimento (nato nel 78) e come me tantissimi che hanno questo problema nati dopo il 65.

Il motivo della mia focomelia non è scritto da nessuna parte, mia mamma non si ricorda.

Mi consiglia di fare comunque domanda di risarcimento o di intraprendere qualche altra azione?


RISPOSTA:
Quanto al primo quesito (connotazione gravità), se dalla dichiarazione dell’invalidità le sue condizioni si sono aggravate, il consiglio è proporre domanda per veder riconosciuto questo nuovo e più pesante stato di invalidità (domanda di aggravamento); il tutto verrà valutato dalle commissioni mediche dedicate, o in seguito dal Tribunale (se, sottopostosi all’esame delle Commissioni, lei non fosse soddisfatto della valutazione ottenuta). Quanto al secondo quesito: la Legge Finanziaria 2008 ha previsto un indennizzo per le persone affette da sindrome da talidomide, determinata dalla somministrazione dell'omonimo farmaco che, negli anni Cinquanta e Sessanta, veniva prescritto come sedativo, anti-nausea e ipnotico, in particolare per le donne in gravidanza; questo causò la tragedia di migliaia di malformazioni neonatali. A fronte del riconoscimento ufficiale di quanto sopra, è stato apprestato risarcimento per soli i nati dal 1959 al 1965. Astenendomi da valutazioni nel merito di una così complessa vicenda (sia umana che giudiziaria), purtroppo il “paletto” fissato dalla legge è rigido: tecnicamente, il suo caso non rientra nella categoria destinataria del risarcimento ed anzi l’anno di nascita così posteriore rende più difficile la riconducibilità della sua malattia al farmaco degli anni Sessanta. In ogni caso, so di numerose persone che, nella sua stessa situazione, cercano di riunire le forze per contestare una legge da molti ritenuta discriminatoria. Il consiglio è quindi, da un lato, quello di visitare i forum e i siti in cui queste persone, sin dal varo della legge, si sono messe in contatto per organizzare azioni coordinate di contestazione; al contempo, le consiglio di approfondire la questione con un legale e di farsi assistere passo passo, vista la complessità e la tecnicità della materia.


 


Indennità concessa quando si era minorenni, al passaggio nella maggiore età è mantenuta?

DOMANDA: Nel 1998 a mio figlio, nato nel 1990, venne riconosciuto lo stato di handicap in situazione di gravità ai sensi della L. 104, senza specificare alcuna scadenza;
ha percepito inoltre l'indennità di frequenza fino al compimento del 18° anno di età.
Lo scorso anno la commissione invalidi civili gli ha riconosciuto un'invalidità del 50%.
Le chiedo se gentilmente può aiutarmi a dare una risposta ai miei dubbi:
1. Ora che il ragazzo non è più minore, può continuare a godere dei benefici della L.104 concessi a suo tempo, o è necessario chiedere una conferma?
2. Essendo iscritto all'Università, nella compilazione della certificazione ISEU ai fini della determinazione delle tasse, alla voce situazione di handicap grave o invalidità superiore al 66%, dobbiamo rispondere si o no?

RISPOSTA: Rispondo per ordine ai suoi due quesiti. L'indennità di frequenza cessa di essere erogata al compimento del diciottesimo anno di età; non essendovi automatismi previsti dalla normativa, dovrà essere presentata una nuova domanda per ottenere il riconoscimento dell'assegno di invalidità o della pensione di inabilità. Quanto poi alla dichiarazione da rivolgere all’Università, ritengo corretto dichiarare lo stato di Handicap Grave, essendo lo stesso formalmente riconosciuto in capo a suo figlio (da quel che mi riferisce, il modulo prevede come alternativa l’esistenza dell’handicap grave “O” dell’invalidità superiore al 66%).




 

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