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Professioni Sanitarie


Lauree sanitarie: tutti pazzi per un camice bianco

Datemi un camice bianco e vi solleverò il mondo.
Preferibilmente un camice da medico, è chiaro. Ma anche da dentista che, per chi ce la fa, vale più che un 5+1 al Superenalotto. E perché no, anche da infermiere o una delle altre ventuno professioni sanitarie con laurea triennale, che hanno il posto di lavoro garantito a sei mesi dal titolo di laurea.
Sarà la crisi, sarà che tentar non nuoce, ma una voglia inossidabile continua a serpeggiare tra i giovani italiani che sempre più preoccupati guardano al futuro e, intanto, cercano un posto all'università.All'università, si badi, non ancora un vero posto di lavoro.

Perché il camice bianco conserva un fascino sempre più forte tra i giovani: in oltre 201mila, quest'anno, hanno fatto domanda per i test di ammissione a medicina, odontoiatria e all'ampio ventaglio delle professioni sanitarie (infermieri, tecnici sanitari eccetera, per un totale di ventidue profili). Un aumento del 23% (+32mila) rispetto allo scorso anno. Un vero e proprio boom, che ha portato quattro «maturati» su dieci a tentare l'accesso alle attività mediche o infermieristiche.
I numeri provengono dal primo bilancio elaborato dalla Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie, sulla base dei dati forniti da tutte le facoltà di medicina e chirurgia delle 40 università pubbliche italiane in base ai partecipanti ai test, che per queste attività si sono svolti ieri in tutta Italia -fanno eccezione Cattolica e Campus biomedico di Roma e San Raffaele di Milano che hanno date differenziate - mentre per le lauree magistrali ( medicina e odontoiatria) sono terminati alla fine della scorsa settimana.
Un dato ufficiale che ridimensiona i primi annunci di raddoppio delle domande circolati nei giorni scorsi, anche se l'area sanitaria resta in ogni caso la più gettonata.

Il meccanismo viene spiegato da Andrea Lenzi, presidente dei corsi di laurea in medicina e chirurgia e del Consiglio universitario nazionale: «Spesso - dice Lenzi - i giovani presentano la domanda in più università, ma poi possono sostenere l'esame solo in una e quelli dei partecipanti reali ai test sono gli unici dati attendibili per comprendere la tendenza delle scelte professionali».
Eppure, in attesa dei dati depurati dalle domande-doppione e dalle "false prenotazioni", resta il fatto che circa il 40% dei 500mila studenti dichiarati maturi nel 2009 da grande vorrebbe fare il medico, il dentista, l'infermiere, il fisioterapista e così via. Professioni che attirano sempre di più: dal 2001 allo scorso anno accademico le domande sono aumentate del 97% per medicina, del 93% per le professioni sanitarie e del 75% per odontoiatria: siamo quasi al raddoppio in sette anni.

Sarà per seguire il richiamo di una vocazione, certo. Ma in molti casi i giovani sono attirati dalla possibilità di ottenere un titolo di studio che, nonostante le difficoltà del mercato del lavoro, dia la chance per un posto sicuro. In ogni caso, mentre per gran parte delle lauree oggi lo sbocco sul mercato è affidato alla "fantasia" e alla capacità di reinventarsi, le lauree sanitarie consentono, in misura maggiore, di trovare un posto coerente con il curriculum accademico.
Nelle candidature, la parte del leone la fanno le professioni sanitarie, con 110mila domande (+20% rispetto allo scorso anno). «Dopo i tre anni di laurea - commenta Lenzi - nel giro di 6-12 mesi, i neolaureati sono occupati. Il che significa che a 23 anni si può essere già al lavoro».
Crescita di domande anche a medicina e chirurgia: +18% (ci hanno provato in 71mila, ma solo per 8mila posti circa). Diventare medico richiede un percorso lungo: sei anni di laurea, almeno cinque di specializzazione e poi tanti concorsi da inseguire per lavorare nel servizio pubblico, con stipendi in linea a quelli di altri professionisti e dei colleghi europei.

Tra le 22 professioni sanitarie, la preferenza è per quella di infermiere con le domande aumentate, in un anno, del 30 per cento. L'aumento-il +39%-è soprattutto nelle Università del Nord, dove la carenza infermieristica è più marcata e dove in quasi 6mila non ce la fanno a entrare all'università.I picchi sono a Trieste (+59%), Ferrara (+55%), Parma (+ 53%), Padova (+44%) e Milano Statale (+ 43%).Nelle università del Centro l'aumento è minore (+24%), mentre al Sud si registra il +25% con un rapporto domande/ posti da 3,8 a 5: oltre 12mila domande «non soddisfatte».

«La Conferenza dei presidi di medicina e chirurgia - spiega il presidente Luigi Frati- ha dato indicazioni agli atenei sulla possibilità di un aumento del 10% dei posti a bando. Ma resta il problema della scarsa disponibilità delle aziende sanitarie ad accogliere un maggiore numero di studenti per il tirocinio».
«Il tempo a disposizione per allargare il numero dei posti nei corsi - dice Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni ci sarebbe: il ministero dell'Università potrebbe sensibilizzare gli atenei già da subito, a esami appena conclusi e comunque entro l'inizio delle lezioni, nella seconda settimana di ottobre».
Avere più studenti non sarebbe poi un problema anche a test conclusi. Per le professioni sanitarie si sceglie infatti il corso in cui studiare, con due altre opzioni se si resta fuori dalla graduatoria preferita. E per chi non riesce a entrare nel novero dei prescenti, poter contare su un maggior numero di posti sarebbe la ciambella di salvataggio, il possibile ripescaggio dalle graduatorie. Senza sponsor, spinte e nepotismi di vario genere, s'intende.

Fonte: Il Sole-24 Ore (di Paolo Del Bufalo)

 

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